Ilaria Centola presenta

CROSSING TIME

di Tina Cosmai

Figura significativa della post-fotografia, Tina Cosmai esplora l’esistenza attraverso l’intima osservazione del paesaggio. Le sue opere sono state esposte in numerose mostre personali e collettive in Italia e all’estero e pubblicate su importanti riviste di settore.

Il suo lavoro è un’indagine profonda sulla natura, intesa non come paesaggio idilliaco, ma come entità complessa, fragile e spesso violata. Il nucleo centrale della sua ricerca è il rapporto conflittuale tra il mondo naturale e l’intervento umano. L’artista esplora come l’artificio, la tecnologia, si insinui nel ciclo dell’esistenza.

Le sue opere ricordano le wunderkammer, camere delle meraviglie, dove elementi naturali vengono isolati, analizzati e ricomposti. Questa frammentazione serve a sottolineare la precarietà dell’esistenza, in cui l’oggetto naturale, una volta sottratto al suo habitat, diventa un reperto, una memoria di ciò che è stato o che rischia di scomparire.

La serie Attraversare il Tempo rappresenta uno dei vertici della ricerca di Tina Cosmai, un progetto in cui la dimensione temporale smette di essere una linea retta per diventare una stratificazione, un accumulo di memorie e segni. In quest’opera, l’artista riflette sulla persistenza della natura e sulla sua capacità di lasciare un’impronta indelebile, nonostante l’impermanenza della materia.

La serie Isla rappresenta un’ulteriore evoluzione del suo linguaggio fotografico e concettuale, spostando l’attenzione verso una dimensione di isolamento, sospensione e silenzio visivo. In Isla la ricerca si concentra sull’idea dell’isola non solo come luogo fisico, ma come condizione dell’anima: una metafora dell’isolamento, in cui il titolo stesso evoca un territorio circoscritto e separato dal resto del mondo.

L’isola è il simbolo della solitudine esistenziale dell’uomo contemporaneo. Le immagini presentano spesso spazi rarefatti, dove l’orizzonte sembra infinito e i confini tra cielo e mare si fondono in un’unica distesa cromatica. Un’estetica del vuoto e del minimalismo, unita a un “candore onirico”, proietta l’osservatore in un tempo sospeso, simile a quello dei sogni.

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